L’IMPERO OTTOMANO E LA SUA ARTE.

In Anatolia ed in Asia Minore, una piccola dinastia locale di stirpe turca rifacentesi al capo tribù Osman si era andata via via affermando a partire dal primo Trecento. Allargando le proprie basi di potere anche nei Balcani si impose definitivamente nel 1453 quando, sotto la guida di Maometto II, sconfisse i bizantini ed occupò Costantinopoli. Grazie ad una serie di grandi sultani, fra cui ricorderemo Solimano I, l’Impero Ottomano si espanse notevolmente finché, nel XVI secolo, dominando l’intera Africa settentrionale, l’Egitto, la Siria e anche i luoghi santi (La Mecca e Medina), non si estese in Europa fino a Vienna.
Quello ottomano fu un impero multietnico e policentrico, pur rigidamente organizzato e strutturato in forma piramidale con a capo il sultano. La grande architettura ottomana ebbe in Sinan Kogia Pasha (1489-1580) il suo più geniale e massimo architetto.
Egli codificò uno stile che molto doveva alla Bisanzio dei Balcani, imperniato su una cupola centrale, con esedre, semicupole e cupolette di contorno. Un modello architettonico molto razionale, facilmente riconoscibile ed esportato in tutto il mondo dominato dagli ottomani.
L’impero centralizzato favoriva il raggrupparsi degli artisti a corte dando origine al “naqqashkhane”, che vuol dire “casa del disegno”, un atelier specializzato nell’elaborazione di motivi decorativi che successivamente venivano applicati ai vari materiali: vetri, metalli, ceramiche e tessuti questi, rivaleggiarono per lungo tempo con i broccati ed i damaschi veneziani.

di Lauretta Franchini

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