ITALIA/SUBIACO (RM): IL MONASTERO BENEDETTINO DI SANTA SCOLASTICA.

Il Monastero di Santa Scolastica, di Subiaco, così denominato sin dalla fine del XIV secolo, è uno dei 13 monasteri dallo stesso S. Benedetto (c. 480 – c. 547) nella regione sublacense, dalla famosa villa Sublaqueum costruita dall’imperatore romano Nerone sulle rive di tre laghi artificiali.
Con l’arrivo di nuovi discepoli S. Benedetto fondò nella valle vari monasteri tra i quali uno era dedicato al papa S. Silvestro, l’attuale S. Scolastica destinato a diventare negli anni il monastero principale e dalla fine del XII secolo l’unico di Subiaco. In questo contesto al nome originario di S. Silvestro fu aggiunto quello di S. Benedetto e S. Scolastica.
Nel IX secolo Subiaco fu devasta per ben due volte dai Saraceni, ma la vita monastica riprese molto rapidamente.
Alla fine del IX secolo, il titolo di S. Silvestro decadde ed il monastero continuò ad essere indicato con i nome di S. Benedetto e Scolastica. Successivamente dal secolo X al secolo XIII il monastero ebbe massimo sviluppo dapprima con l’abate Leone III, poi con Ottone III che trascorse un breve periodo a Subiaco., sino ad arrivare all’abate franco Umberto (1050-1069) finalmente a Giovanni V (1069-1121), considerato il più grande di tutti gli abati di Subiaco, da lui fu infatti costruita la Rocca Abbaziale (1073-1074), ricostruita poi dal cardinale Rodrigo Borgia.
Con l’abate Romano (1192-1216) anche al Sacro Speco di S. Benedetto iniziò la vita monastica completa ed a partire dal 1090 vi risedettero degli eremiti. Alla fine del XII secolo ebbe inizio la vita cenobitica completa, con un priore dipendente dall’abate della sottostante Badia. Da questo momento iniziò il periodo dei due monasteri di Subiaco, con un’unica comunità a parte una breve ed unica interruzione.
Così per evitare confusioni e problemi il monastero dello Speco fu chiamato S. Benedetto mentre la Badia alle fine del XIV secolo assunse il nome di S. Scolastica.
La vita dei monasteri proseguì serenamente, diversi i papi che vi si recarono in visita e che tennero i monasteri di Subiaco sotto la loro preziosa ala protettiva.
Alla morte dell’abate Enrico i due monasteri di divisero in attesa del successore, vi fu così un periodo di interregno durato tre anni dal 1273 al 1276, e durante questo periodo il monaco Pelagio, arroccatosi nella vicina Cervara, devastò l’abbazia con una banda di scherani.
Finì così il periodo migliore dell’abbazia sublacense, infatti dal 1276 gli abati vennero eletti dalla Curia romana ed anche la natura divenne ostile, ci furono infatti alluvioni, terremoti ed inondazioni. Solo nel 1363 venne eletto l’abate senese Bartolomeo III che allontanò i monaci che era impossibile recuperare chiamando al loro posto altri retti monaci anche da altre nazioni, arrivarono così molti monaci dalla Germania e dal 1364 Subiacò ebbe una comunità europea.
Dalla Germania, arrivarono a Subiaco, non solo monaci ma anche pellegrini, turisti ed artisti e fortunatamente arrivarono anche i diffusori della nuova arte della stampa.
A Magonza, “la culla tedesca della stampa”, negli anni 1461-1463 vi furono seri problemi, per questi motivi da Magonza arrivarono a Subiaco due importantissimi clerici tipografi: Corrado Sweynheym ed Arnoldo Pannartz dove fusero i caratteri latini, con le maiuscole tonde con minuscole goticheggianti germaniche insieme a caratteri greci.
A Subiaco vennero stampati quattro importanti libri:il “Donatus pro puerulis”; il “De Oratore” di Cicerone; tre opere del Lattanzio ed il “De Civitate Dei” di S. Agostino.
Nel 1467 di due stampatori si trasferirono a Roma nella casa di Pietro e Francesco Massimo, a Subiaco restarono solo tre io quattro anni e questo, bastò a dare a Subiaco
il merito di “culla della stampa d’Italia”. A Subiaco è infatti possibile visitare l’interessante Museo delle Attività Cartarie e della Stampa.

di Lauretta Franchini

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