LA ROCCA DI GRADARA- MARCHE

La rocca di Gradara, nelle regione Marche, a soli 5 km da Cattolica, è un eccellente esempio di castello medievale e rinascimentale, con ai piedi un bel borgo antico. La sua fama, però, è dovuta anche alla tragedia di Paolo e Francesca, che ispirò uno dei più celebri canti della Divina Commedia dantesca.

Gradara è un luogo incantato, alta sopra una collina verdeggiante, a dominio delle pianura e della costa, è una delle mete preferite dai villeggianti del vicino litorale adriatico.

Le sue origini risalgono ai primi anni dopo il Mille, anche se le prime notizie documentarie si hanno solo nel XII secolo.
La rocca di Gradara è una delle più compiute espressioni di una tipologia urbanistica, un tempo assai frequente, di cui oggi sono rimasti pochi esempi quella della rocca o castello feudale, circondata dalle mura di un abitato ad essa intimamente legato. Ed è una delle pochissime in cui si può ancora rivivere l’esperienza di camminare su tutto il giro delle mura, così come succedeva nel medioevo. Furono i Malatesta di Verrucchio a farvi erigere prima una cinta muraria per proteggere l’abitato e successivamente, sulla parte più alta del colle, la rocca signorile.

La rocca, con il suo massiccio perimetro quadrangolare rafforzato da torri angolari con apparato a sporgere, è molto suggestiva.
Il suo aspetto attuale è frutto dei restauri compiuti negli anni Venti del Novecento, quando furono aggiunti anche gli arredi e le suppellettili attualmente visibili all’interno, dove si trovano anche numerose opere d’arte di notevole valore.
Nel 1463 Gradara passò agli Sforza i quali, con ogni probabilità, le diedero l’aspetto che ancora oggi in parte conserva. Agli Sforza seguirono i Della Rovere, finché nel 1632 il borgo passò tra i diretti domini della Chiesa. Dopo alcuni secoli di decadenza, la rocca fu restaurata nel 1920.
Sulla porta della Torre dell’Orologio, accesso al borgo, si trova lo stemma della famiglia Malatesta, signori di Gradara per duecento anni. La rocca con le mura e le torri angolari, è stata, come già accennato, pesantemente restaurata negli anni Venti del Novecento.

L’interno della rocca conserva, in alcune sale, affreschi rinascimentali. Merita una visita la cappella, il cui altare è ornato da una terracotta invetriata eseguita da Andrea della Robbia.
Il Museo storico cittadino ospita, fra l’altro, un interessante raccolta di armi e la stanza delle torture. Nella Pinacoteca comunale è esposta una pala di Giovanni Santi, padre di Raffaello Sanzio, la Madonna col bambino e santi, risalente al 1484.

di Lauretta Franchini

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