LA NATURA ISTANTANEA DEGLI ARTISTI DELLA SCUOLA DI BARBIZON.

La natura istantanea rappresentata dagli artisti della Scuola di Barbizon è una natura semplice ed immediata, è la natura non elaborata cosi come la vediamo e la percepiamo affacciandoci da una finestra.Tra il 1830 ed il 1850 il villaggio di Barbizon, collocato ai margini della foresta di Fontainebleau a pochi chilometri da Parigi, diventa il punto di incontro di un gruppo di artisti. Narcisse Dìaz de la Pena, Constant Troyon, Jules Dupré, Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny sono i maggiori esponenti della Scuola di Barbizon.

Questo gruppo di artisti, non si limitarono ad indagare i dintorni della provincia francese, ma vagarono dall’Auvergne al Jura, dalla Vandea alla Normandia. La Scuola si configura come anello di congiunzione tra romanticismo e realismo, creando le premesse del paesaggio impressionista. Abbandonata la veduta tradizionale di ascendenza settecentesca , i pittori di Barbizon adottarono una pittura semplice, ripresa direttamente in minuscoli disegni e schizzi ad olio.

In questo contesto, aumenta l’interesse per gli effetti naturali istantanei, come il mutare dei giorno e delle stagioni, tracciati con una pennellata più libera e sensibile. Muta il concetto della pittura all’aria aperta, già praticata in passato da artisti come Dùrer, Poussin, Claude Lorrain, Friedrich Turner, i cui schizzi a abbozzi non venivano considerati quali opere in sé, bensì materiale da elaborare in studio.
Con la Scuola di Barbizon viene meno la barriera che separa il bozzetto eseguito sul luogo e il quadro ultimato tra le quattro pareti, ma non si giunge alla semplice registrazione dei dati fenomenici.

E’ancora presente il senso del mistero, di trascendenza, di mistica contemplazione nelle opere di Rousseau, che si auto-proietta romanticamente nella natura e nella solitudine della campagna, ritrovando in questa fusione proprio se stesso.
La natura diventa allora per l’artista stesso un rifugio, un ritorno nostalgico, un luogo di compensazione alle frustrazioni delle aspirazioni sociali e civili delle rivoluzioni del luglio del 1830, del febbraio del 1848, dei rifiuti del Salon del 1835 e del 1837.
Se Rousseau si mostra attento a cogliere una struttura pittorica più solida e statica, opponendo gli elementi orizzontali della terra alla verticalità degli alberi, Doubigny si mostra più sensibile alla variazione della luce.
Dopo un momento di crisi nel 1861, la sua pittura si fa più libera per annotare la vivacità delle impressioni nei suoi finti abbozzi, proprio quando la Scuola di Barbizon iniziava a diluire in formule le audaci innovazioni degli anni precedenti.

di Lauretta Franchini

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