ARSOLI ED IL SUO ECOMUSEO DEL TERRITORIO.

A dominare il paese dall’alto dei sui merli e ad attirare inevitabilmente l’attenzione è certamente il Castello Massimo di proprietà dei principi Massimo. Ad un occhio più attento non possono e non devono sfuggire le molteplici bellezze storico-artistiche, naturalistiche ed enogastronomiche  che il paese può offrire.

L’antico nucleo dell’abitato era posto sul colle di Belmonte. Non si può arrivare ad Arsoli e non visitare il Borgo medievalecon le sue viuzze strette, le numerose Chiese ed  il Museo delle Tradizioni Musicali della Valle dell’Aniene.

Il progetto dell’Ecomuseo del Territorio di Arsoli  vedrà, una volta completato, ben quattro settori museali interagire in un unico sistema: arte, natura, cultura  uniti all’elemento umano caratterizzante il territorio stesso.

Nel corso dei lavori per la realizzazione del Museo Etnografico o casa del contadino purtroppo ancora da allestire, nel locale sottostante il museo è stato scoperto un antico forno il cosiddetto ”Forno dei particulari” che un documento rinvenuto nell’Archivio Massimo  di Roma consente di datare al 1600.

Questo  forno era destinato alla cottura del pane dei privati o “particulari” ed era possibile affittarlo annualmente con un canone dai venti ai trentacinque scudi.

In verità i privati erano pochi, soprattutto benestanti, artigiani, commercianti e qualche impiegato perché la massa dei contadini mangiava pane solo nelle grandi festività e durante i lavori della mietitura, un pane molto scuro e grezzo, diverso dal pane dei “particulari”.

L’attuale Museo delle Tradizioni Musicali della Valle dell’Aniene, è stato ideato dall’etnomusicologo Erasmo Treglia  è aperto al pubblico in determinati giorni, per la visita è necessario infatti contattare la Pro Loco locale o il Comune.

Non sarebbe stato possibile realizzarlo senza l’importante contributo della famiglia Massimo, che ha donato antichi strumenti musicali bandistici e degli arsolani che hanno donato numerosi oggetti e cari ricordi esposti all’interno di apposite bacheche. Il prezioso materiale  costituisce un importantissimo patrimonio non solo dal punto di vista culturale, ma anche come testimonianza storica della società contadina di un tempo. E’ il tesoro della comunità!

Tra gli strumenti musicali esposti si segnalano strumenti bandistici antichi ma anche, organetti, ciaramelle e la caratteristica “zampogna zoppa” della Valle dell’Aniene.

Si tratta in sostanza di un progetto museale ampio ed avanguardista, ancora poco conosciuto nel Lazio, una concezione per così dire, avanzata del Territorio secondo la quale, attraverso la lettura di documenti, manufatti, edifici e testimonianze orali, si ricompone un percorso di lettura del territorio stesso. Si  consiglia altresì di soffermarsi a degustare le numerose specialità enogastronomiche locali (pasta fatta in casa, dolcetti, insaccati, olio, vino, legumi, ecc) cucinate in pasti en plein air nel corso delle Festività locali, elenco delle quali è rinvenibile nel sito della Pro Loco.

Molto è stato fatto e molto c’è ancora da fare!

Giunti alla fine del percorso non resta che concludere rinnovando l’invito ai visitatori affinché affollino le nostre stradine, visitino le nostre bellezze e degustino le specialità locali, il tutto condito da un’atmosfera cordiale e genuina che non può non essere apprezzata.

Dedico questo articolo a tutti coloro che negli anni si sono impegnati a lavorare per il territorio, ad una bella persona sempre pronta ad impegnarsi per la sua terra, una delle nostre memorie storiche recentemente scomparso, il grande nonno “Guardiabosco” Giuseppe Masi ed a molte altre belle persone non più tra noi!

di Lauretta Franchini

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