LA RIASSEGNAZIONE DEL SESSO.

La riassegnazione del sesso è oggi un evento abbastanza frequente ed attuato in molti ospedali dopo un’accurato periodo di valutazione e preparazione. Così si definisce l’intervento chirurgico mediante il quale si modifica il sesso anatomico in caso di transessualismo (conversione sessuale, cioè assunzione dei caratteri sessuali del sesso opposto a quello di appartenenza) o di errata attribuzione del sesso, cioè in caso di genitali ambigui alla nascita (ermafroditismo, pseudoermafroditismo). La conversione del sesso maschile a quello femminile consiste nell’orchiectomia, asportazione dei corpi cavernosi e creazione della neovagina, generalmente mediante la cute del pene, introflessa a dito di guanto nel cavo del Douglas. Le due metà della borsa dello scroto, svuotate, costituiscono le grandi labbra.

In caso poi di insoddisfacente sviluppo della mammella mediante la consueta terapia ormonale, si può ricorrere all’impianto di protesi mammarie. La conversione da donna a uomo presenta maggiori difficoltà tecniche e consiste nella mastectomia, isteroannessiectomia e cioè asportazione del seno, dell’utero, delle ovaie, tube ed annessi per arrivare alla chiusure della vagina ed alla creazione del neofallo mediante tecniche di chirurgia plastica. Il neofallo però, per la sua struttura e  per la mancanza di idonee connessioni nervose e vascolari come natura crea, non ha la possibilità di erigersi, per cui si ricorre all’inserimento di protesi. E’ un cammino lungo e difficile e chiaramente le persone che lo intraprendono avendo le loro serissime motivazioni sono seguite da specialisti in tutto il percorso e sono supportate psicologicamente.

di Lauretta Franchini

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