LA STORIA DELLE FONTANE DI ROMA.

La storia delle fontane di Roma è una storia lunga e complessa. Alla fine del primo ventennio dell’Ottocento, Piazza del Popolo è teatro dell’episodio più importante del secolo per la storia delle fontane di Roma, nella più ampia scena di un felice progetto urbanistico maturato alla fine del secolo precedente.
Giuseppe Valadier, una delle figure più interessanti della cultura dell’epoca, architetto e archeologo, ristruttura la piazza e le pendici del Pincio secondo un piano organico, attuato con visione innovatrice dei canoni classici.
Ai piedi dell’obelisco Flaminio, dopo aver tolto la vecchia fontana di Giacomo della Porta, Valadier collocò quattro leoni egizi alla sommità di piramidi tronche realizzate a gradini, in armonia con l’antico monumento. Può darsi che l’architetto conoscesse un analogo progetto dell’epoca di Sisto V, ma va ricordato che l’egittologia era di moda dopo le imprese africane di Napoleone, e soltanto un anno prima lo Champollion aveva annunciato la decifrazione dell’antica scrittura geroglifica.
Lo spostamento della vecchia fontana fa seguito a quello, avvenuto cinque anni prima, di quella che fin dall’epoca di Sisto V si trovava in piazza del Quirinale: per tutto l’Ottocento, soprattutto a causa della trasformazione urbanistica che segue al 1870, molte fontane dovranno traslocare.
Tra le più effimere in Roma è la mostra dell’Acqua Marcia, inaugurata da Pio IX il 10 settembre 1870 in zona Termini per essere demolita diciotto anni dopo, sostituita dalla fontana delle Naiadi al centro di Piazza della Repubblica, che chiude la storia delle fontane dell’Ottocento e apre la serie del nuovo secolo, alimentata da una delle più pure e nobili acque di Roma antica.
Incanalata nel 144 a.C. l’Acqua Marcia scaturisce dal bacino dell’Aniene tra la via Valeria e la Sublacense; l’acquedotto antico percorreva ben 91 chilometri, 81 dei quali sotterranei. La piscina di smistamento era sul Viminale, da dove partivano derivazioni per le Terme di Diocleziano e di Caracalla: sul Campidoglio sorgeva la mostra terminale, ornata della statua del pretore Marcio, artefice dell’opera che era costata 800.000 sesterzi. Il ripristino delle condutture negli ultimi anni del regno pontificio avvenne per opera di una società privata.
La fontana delle Naiadi non fu seguita da opere significative e fatta eccezione per Villa Borghese, durante la prima metà del Novecento si realizzeranno soltanto modeste anche se dignitose fontanelle rionali.
Negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale è comprensibile che l’impegno ricostruttivo occupò un posto di primo piano mentre, nel successivo ventennio sotto la speculazione dell’edilizia privata vi fu la quasi totale assenza di fontane nelle via pubbliche.
Sono quindi tanto più apprezzabili le poche iniziative che in questo senso hanno assunto società ed enti con la costruzione di fontane che, sia pure con l’obiettivo di ornare le rispettive sedi, contribuiscono a far sopravvivere in Roma una così gloriosa tradizione.
Tutto ciò con la speranza che anche le odierne amministrazioni e, quelle a venire, avranno un occhio di riguardo per la preziosa acqua pubblica, perché l’acqua è il bene più prezioso del mondo ed è di tutti!

di Lauretta Franchini

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