LA MEMORIA SI DETERIORA CON IL TEMPO?

La memoria è una funzione fondamentale degli organismi viventi, che permette loro di acquisire, conservare e riutilizzare una quantità enorme di informazioni e conoscenze. Benché esista una memoria chimica, che sta alla base delle difese immunitarie e che viene dunque utilizzata per le vaccinazioni, si riserva l’impiego di questo termine alla memoria in quanto funzione del sistema nervoso centrale.

La memoria non è come un nastro magnetico sul quale s’imprimono solo i ricordi di avvenimenti vissuti. Essa contiene fatti ma anche sentimenti, l’evoluzione del pensiero, le emozioni che costituiscono un vero e proprio universo mentale. Tutti gli animali ne possiedono una. L’esempio più citato è quello delle api, capaci di rintracciare una pianta a chilometri dall’alveare e poi di ritornarci, o quello dei salmoni che ritrovano il fiume dove sono nati. Ancora più evidente è la memoria dei mammiferi, domestici o selvatici.

In natura, la memoria è soprattutto finalizzata verso la sopravvivenza: alimentazione, riproduzione, protezione dai pericoli. I proprietari di cani, gatti e altri animali da compagnia sanno che essa è anche caratterizzata dal piacere del rapporto affettivo.

Nell’uomo, esiste una memoria a breve termine che permette di ricordare per qualche minuto un dettaglio particolare, prima di scomparire definitivamente. Esiste anche una memoria a lungo termine che permette di conservare determinate informazioni per anni: ricordi di infanzia o di gioventù, conoscenza professionali, cultura generale. La memoria situazionale attinge ai fatti ed alle conoscenze. La memoria procedurale registra le attitudini e le capacità fisiche acquisite, per esempio da parte di atleti che ripetono instancabilmente in allenamento un gesto che vogliono riprodurre in gara senza errori. Sono state anche identificate la memoria semantica, che gestisce la nostra conoscenza del mondo esterno, e la memoria episodica, che regola gli avvenimenti vissuti.

Relativamente al suo funzionamento gli studi più moderni, non sono ancora in grado di rispondere a questa domanda, ma cominciano a fornire delle teorie.

Oggi si sa che non esiste un centro della memoria simile ai centri uditivi o visivi. La memoria mette in gioco tutti i centri del cervello, per ricreare e organizzare immagini, suoni o impressioni sensoriali. Si suppone dunque che essa implichi la costituzione di reti tra le cellule nervose o i neuroni cerebrali.

La capacità di memorizzare o di riprodurre un ricordo dipenderebbe quindi dalla capacità di connettere i diversi neuroni che costituiscono per ogni ricordo una rete specifica. Si spiega così come il cervello umano possa registrare una combinazione di elementi infinitamente più importante del numero di neuroni disponibili. L’attivazione di una rete fa emergere un elemento di ricordo nel campo della coscienza e permette di integrarlo al presente.

La diminuzione o la debolezza delle capacità di memorizzazione dipendono dalla capacità di costituire nuove reti. Questo spiega perché la malattie o l’età avanzata si accompagnano ad una difficoltà di memorizzare fatti recenti, conservando invece perfettamente la traccia di fatti, talvolta anche di dettagli minimi del passato. Una diminuzione in età avanzata della memoria è normale. Se però il declino è accentuato e progressivo, si deve sospettare una demenza.

L’amnesia totale o parziale non è una cancellazione completa di dati ma un’incapacità del cervello a far emergere le reti nel campo della coscienza ovvero, il ricordo esiste ma non se ne è più consapevoli! Così l’amnesia legata a un trauma, a un’intossicazione o a un problema psichico può essere curata. Lesioni cerebrali organiche possono causare problemi della memoria con aspetti piuttosto peculiari. Un malato incapace di nominare un oggetto continua a servirsene perfettamente, un altro in grado di disegnarlo non riesce più a scriverne il nome.

Il cervello è capace di amnesia selettiva, che elimina ricordi generatori d’angoscia o di emozioni troppo forti. Questa capacita sta alla base di teorie psichiatriche, analitiche e di terapie comportamentali. La nostra memoria somiglia in sostanza, ad un enorme biblioteca dove la maggior parte dei libri sono ben sistemati e facili da trovare ma altri, sono più difficili da scovare ed altri ancora li abbiamo nascosti così bene che non ricordando coscientemente dove li abbiamo collocati non possiamo più utilizzarli! Interessante non credete?

di Lauretta Franchini

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