L’OLEANDRO E LA SUA TOSSICITÀ.

L’oleandro, pur possedendo preziose proprietà è una pianta molto tossica, che va utilizzata a scopo medicinale con molta cautela. Il nome del genere Nerium deriva molto probabilmente dal vocabolo greco neròs, che significa “umido”, in riferimento alle condizioni di terreno preferite dall’oleandro

L’oleandrigenina  è il principio attivo più importante ed è un potentissimo cardiotonico, rafforza infatti le contrazioni del cuore ne diminuisce la frequenza, regolarizzando in questo modo il battito cardiaco. Svolge inoltre una forte azione diuretica molto importante per i cardiopatici. I principi attivi dell’oleandro sono contenuti principalmente nei fiori e nelle foglie e sono: flavonoidi, tannini, resine e glucosidi di vario genere.

Come già accennato l’oleandro è una pianta molto tossica in sostanza è una pianta velenosa per l’uomo in quanto, l’ingestione di due sole foglie può essere letale per un adulto ed in caso di intossicazione è necessario l’immediato ricovero in ospedale pertanto se ne sconsiglia l’uso per via interna ed il fai da te. Si ricorda inoltre che l’intolleranza verso i i suoi preparati è del tutto personale ed in qualsiasi momento possono insorgere sintomi di intolleranza, spesso a livello intestinale.

L’avvelenamento da oleandro si manifesta in un primo tempo con sintomi a carico dell’intestino, gastroenterite, coliche, diarrea, vomito, poi con rallentamento della funzione cardiaca, alla quale segue diminuzione della sensibilità, perdita di conoscenza e morte per arresto cardiaco.

Italia cresce in forma spontanea nelle regioni del sud, in altre regioni è coltivato a scopo ornamentale ed in questo caso si raccomanda la massima attenzione e sorveglianza per i bambini ma anche per gli adulti distratti ed ignari della tossicità e pericolosità dell’oleandro. E’ una pianta molto antica conosciuta già ai tempi di Dioscoride nel I secolo d. C. per la sua bellezza ed anche per la tossicità delle sue foglie. E’ una pianta originaria delle regioni del bacino mediterraneo da dove in seguito venne diffusa e naturalizzata altrove, soprattutto in zone dell’Europa e dell’America caratterizzate da un clima piuttosto caldo e temperato.

 

di Lauretta Franchini

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