IL MONASTERO DI MONTECASSINO.

Abbazia di Montecassino.

Il Monastero di Montecassino con i suoi 14 secoli di storia, più volte distrutto e ricostruito,  può certamente essere considerato  un illustre centro della vita religiosa, spirituale ed artistica, una “culla della civiltà cristiana”. Nel suo stemma: “una quercia schiantata che ripullula” ed il motto “Succisa virescit: troncata riprende vigore”.

 

CENNI STORICI

Il Monastero di Montecassino  fu fondato da S. Benedetto  nel 529 circa. S. Benedetto, nacque a Norcia nel 480 c. e dopo gli studi compiuti prima in patria, poi a Roma, si ritirò a Subiaco (Rm) dove visse da eremita. Fondatore di  12 piccoli monasteri benedettini appunto  nel 529 si recò a Montecassino dove abbatté le ultime vestigia di  paganesimo ancora presenti e costruì il suo Cenobio della Cristianità, da tempio a Chiesa.

Il tempio pagano in onore di  Giove ed Apollo fu infatti trasformato in Chiesa cristiana dedicata a  S. Martino di Tours allora venerato come fervido cultore della vita monastica. Sulla vetta del monte, al posto dell’altare di Apollo fu edificata  una cappella in onore di S. Giovanni Battista, dalla quale si sviluppò poi la grande Basilica dopo che S. Benedetto vi fu sepolto con la sorella S. Scolastica.

Distrutto dai i Longobardi  nel 581 circa, nel primi del VIII  secolo fu ricostruito dal bresciano Petronace ed ebbe un momento di grande splendore fino al 883 circa quando fu di nuovo devastato dalle orde saracene.

In seguito a tutte queste tristi  vicissitudini i monaci ripresero in pieno la vita sul Monte soltanto a metà del X secolo e nel XI secolo  il  Monastero raggiunse il suo massimo lustro in special modo con l’Abate Desiderio  divenuto poi Papa Vittore III.

Nel 1349 un forte terremoto lo rase al suolo ma fu subito ricostruito ed abbellito fino a raggiungere il monumentale e ricco aspetto che ebbe fino al 1944 quando  il 15 febbraio fu sottoposto al noto bombardamento che lo distrusse totalmente. Quanto è visibile oggi, meno la parte inferiore dell’angolo sud-ovest è stato ricostruito dalle fondamenta.

All’interno della Basilica il Sepolcro di S. Benedetto e S. Scolastica, meta di preghiera per i pellegrini di tutto il mondo, è attorniato da una ringhiera in ottone che sostiene tredici lampade in onore dei due Santi diventate simbolo di fede e di pace delle nazioni belligeranti nell’ultima guerra. Sull’ingresso del Cenobio è infatti scritto PAX.

In questa oasi di pace e tranquillità non sono da perdere: un tratto delle  mura poligonali dell’antica acropoli (IV-III sec a. C.), all’inizio del viale d’accesso la Cappella di S. Agata ed in cima al viale la Torretta ed il grande portone con il già citato saluto augurale Pax, l’armonico Chiostro d’ingresso che conduce ad un altro Chiostro centrale detto “bramantesco” in stile classico, la Basilica Cattedrale con le sue famose Porte bronzee, numerose statue e cappelle e dipinti, il Sepolcro di S. Benedetto e S. Scolastical’altare maggiore ed il  Coro, la Sagrestia, la Cappella delle Reliquie con il suo Crocifisso ligneo di scuola senese (sec. XIV) e per concludere la Cripta la cui preziosa decorazione, sostituita a quella originale del XVI secolo deterioratasi  è opera dei monaci della scuola di Beuron (Germania) con i lavori terminati nel 1913.

di Lauretta Franchini

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