ASPETTI PSICOSOCIALI DELLA TERZA ETA’.

La società occidentale vive una profonda contraddizione per quanto riguarda la terza età. Da una parte i progressi della medicina e dell’igiene permettono a sempre più persone di giungere alla vecchiaia e superare gli ottanta anni è un fatto ormai normalissimo. D’altra parte, molti processi concorrono alla ghettizzazione delle persone molto anziane e al loro isolamento dai più giovani. Mezzo secolo fa ci si considerava vecchi al momento della pensione, meritato riposo di cui bisognava sbrigarsi ad approfittare. Negli ultimi decenni invece, il pensionamento è una fase intermedia tra la vita attiva e la terza età. E’ possibile che la crisi dei sistemi previdenziali continui sempre più a spostare il traguardo della tanto attesa pensione!

Proprio durante la terza età molti anziani comunque tornano a studiare all’Università o seguono dei corsi, altri aderiscono ad associazioni sportive o culturali. I club e i circoli per pensionati consentono di condurre una vita sociale attiva in un ambiente rassicurante. I viaggi, gli spettacoli, i tornei di bocce o di carte hanno il medesimo scopo. Le persone si raggruppano sempre più per fasce di età e questo comporta l’isolamento dei pensionati. Rinchiudersi tra coetanei può essere rassicurante, ma impedisce un proficuo scambio tra le generazioni!

Gli anziani sono perfettamente coscienti della loro condizione e, perciò, estremamente sensibili all’immagine spesso negativa datane dalla società. Il fatto di avere del tempo libero, di non essere più in competizione, di preferire la prudenza e la saggezza all’attività frenetica è generalmente oggetto di svalutazione da parte dell’adulto attivo. Anche l’alimentazione dell’anziano deve essere curata ed equilibrata e questo può comportare delle difficoltà di vario genere.

In generale, gli squallidi modelli  veicolati da espressioni come “vecchio rimbambito”, “matusa”, ecc, spingono gli anziani a reagire positivamente , a dare un senso a questa fase della vita e ad apprezzarla di più. In certi campi, invece, si credono obbligati a conformarsi allo stereotipo, finendo così per rinunciare alla loro vita sessuale o a una parte del loro libero arbitrio.

Anche per gli anziani è invece molto importante svolgere attività fisica di grado moderato ed esistono degli specifici corsi di ginnastica per gli anziani. Ed anche il loro accompagnamento nel disbrigo di pratiche burocratiche, visite mediche, ecc è un problema molto sentito  e molto esteso.

I figli sono spesso super impegnati dal lavoro o lontani, l’invecchiamento della società non migliorerà la situazione ed in questo contesto l’uso del cellulare da parte degli anziani ha assunto un valore molto positivo come strumento di socializzazione, di stimolo e di controllo.

Una sensazione di oblio, di inutilità, di scoraggiamento porta gli anziani ad assumere farmaci e a dipendere da essi, oppure, al contrario, a sviluppare aggressività e rancore. Il ricovero accentua di solito la percezione negativa del loro isolamento affettivo e della mancanza di libertà dovuta a un regolamento interno considerato troppo severo, a un personale autoritario. Per fortuna, in questo campo si stanno verificando notevoli progressi.

Pochissimi bambini della generazione attuale convivono con persone molto anziane i più, dispongono soltanto dell’immagine che di queste offre loro la società, temperata da rare visite a vecchi parenti che vivono altrove. Ne consegue che la saggezza, l’esperienza, la capacità di affrontare la vita, che in altre società caratterizzano ancora l’immagine del “vecchio”, sono scomparse. La cosiddetta terza età che dovrebbe possedere  il patrimonio di conoscenza da trasmettere alle generazioni future è stata svalutata.

Ecco alcuni accorgimenti importanti da adottare.

In questo contesto è impossibile cambiare l’immagine degli anziani senza cambiare la società. Tutti però, possiamo adottare alcuni semplici accorgimenti. Favorire i contatti tra generazioni lontane; educare i bambini al rispetto degli anziani. Rispettare la personalità dell’anziano e favorire l’espressione della sua originalità, invece di imporgli un modello di comportamento standard. Valutare la persona, prima di pensare alla sua età. Reinserire le persone anziane nel processo decisionale societario, nelle discussioni familiari o politiche. Evitare di dare del “tu” o chiamare con nomignoli ridicoli, rivolgersi sempre dando del “lei”. Evitare la falda cortesia che nasconde disprezzo per le loro idee e la paura del proprio invecchiamento. Le persone anziane non sopportano questa atmosfera troppo impersonale di eccessiva dolcezza ed educazione. Così reagiscono con comportamenti provocatori, prontamente attribuiti a un presunto deterioramento cognitivo senile che invece è tutto da verificare.

di Lauretta Franchini

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